ATLANTIS – L’EROS IN VALIGIA. Il Mio racconto “La Scelta” disponibile in e-book

Il Blue Ghost è sperduto in un dedalo di strade buie e malconce. Odore di sporco e di cose che non si dovrebbero fare e che, una volta fatte, non si possono raccontare.

Marco non si è mai reputato un bacchettone, ma non ha mai messo piede in luoghi come quello, che considera squallidi e degradanti. Quella sera è l’addio al celibato di Walter e lo spogliarello femminile è un classico imprescindibile.

Il posto è una piccola bettola dalle luci soffuse e dai troppi angoli bui, nell’entroterra ravennate. Marco ricorda in mezzo, come tanti animali al mercato bestiame, stanno una ventina di ragazze di ogni taglia, razza ed età. Qualcuna è veramente bella, qualcun’altra dovrebbe decisamente cambiare mestiere.

Marco guarda le ragazze con distaccato disprezzo. Non riesce a farsi prendere da quell’ambiente, dove tutto ti viene sbattuto in faccia senza cerimonie.

Poi cominciano gli spettacoli singoli. Una cilena, mezza indio, inizia a sculettare e a ricoprirsi di Nivea tra gli sbavanti commenti di una variopinta gamma di uomini, che vanno dal manager al ragazzino probabilmente ancora illibato.

La seconda ragazza è decisamente meglio. Una donna di colore in costume leopardato si muove in una frenetica danza tribale sui generis facendo fremere il bacino a una velocità incredibile.

La terza ragazza fa decollare l’interesse di Marco per la serata. È una brasiliana bionda, vestita solo di una mascherina sugli occhi e di un frustino. Fa salire un ragazzo sul palco e ci gioca in tutti i modi possibili. Marco, con i testicoli percorsi da un formicolio crescente, è combattuto tra il desiderio di essere al posto di quel ragazzo e la paura di essere chiamato a sostituirlo.

A un tratto, Giovanni prende Marco per un braccio. Giò è un veterano di quei posti, ed ha già fatto parecchie escursioni nei privé. – Vieni con me, – gli dice, – ora ti faccio divertire io.

Ferma la cilena mezza indio e le consegna Marco.

– Il mio amico si sta annoiando, fallo divertire – le dice allungandole cinquanta euro. Marco non ne ha voglia, ma non se la sente di fare la figura dell’asociale o, peggio, di quello cui non piace una bella ragazza offerta da un altro.

Purtroppo la cilena parla solo spagnolo ed è un tipino piuttosto violento. I suoi occhi parlano meglio della sua bocca e non dicono cose carine.

È proprio una puttana: mi odia e non posso darle torto, pensa Marco, mentre lei lo masturba con cattiveria.

Lui tenta di tastarla, ma lei lo respinge con stizza. Quando il loro tempo nel privé finisce, Marco non è nemmeno venuto.

Bel divertimento del cazzo! pensa, mentre torna dagli amici fingendo di essersela spassata.

 

Proprio una stronza, pensa il ragazzo in un angolo mal illuminato della sua mente.

Marco esce dal bagno ciondolando. È stordito per la spiacevole avventura con la cilena. Si è lavato le mani e ora vuole farsi un vodka tonic.

– ¿Qué estás haciendo aquí todo niño solo?

Marco si volta stizzito verso la voce, con l’intenzione di congedarla senza pietà.

Di fronte a lui, si staglia una stupenda ragazza di colore, alta come lui, vestita solo di un body bianchissimo accoppiato a mutandine di pizzo che ne mostrano le natiche marmoree.

Ma è il viso a colpire maggiormente Marco. È troppo largo ma luminoso, gli occhi sono grandi e dolci, ma nello stesso tempo leggermente strafottenti; il sorriso è larghissimo. Nel complesso, viso e capo stonano con la perfezione del suo fisico e le danno un aspetto da cartoon. Paradossalmente, in quel luogo, dove tutto è finzione, questo la fa sembrare molto più reale.

– Volevo prendere un drink… – le risponde impacciato: sa già che il suo proposito di chiudere con le spogliarelliste è naufragato, quando i suoi occhi hanno incontrato quelli da gatta della ragazza.

– Mejor oferta… – dice lei, sorridendo maliziosa.

– Lo credo anch’io: come ti chiami?

– Luciana.

– Di dove sei?

– Della Bolivia.

 

Il privé è uno stanzino di due metri per due, isolato da una spessa tenda e arredato con un divanetto doppio dalla tappezzeria ordinaria e sporca. Odora di sesso consumato in fretta come una sigaretta di scarsa qualità.

– Tu siéntese abajo – gli dice dolcemente, facendogli segno di sedersi. – Abbassa i pantaloni. – La ragazza inizia a slacciasi il corpetto.

Lui esegue con la gola chiusa dall’emozione e un’erezione da trenta e lode.

Mentre aspettavano il loro turno – dopo aver preso il biglietto come al supermercato – lei lo aveva abbracciato, appoggiandogli le gambe in grembo e massaggiandogli il capezzolo. Lui le aveva insinuato le dita sotto il tanga, apprezzandone la forma delle natiche e poi avanzando sino alla vagina.

– Quite… Togli a mi mutandine – gli dice lei, dandogli la schiena. Sta appoggiata allo stipite della porta dello stanzino. Lui si alza con le brache calate e con dita tremanti le sfila il tanga, con dolcezza, e inizia a massaggiarle la clitoride.

Non è un habituè come Giò, ma è stato con qualche altra ragazza del genere prima: di solito sono fredde e non partecipano; Luciana, invece, freme sotto le sue dita e ansima leggermente di piacere. Le accarezza i glutei marmorei e i seni.

– Ora faccio io. – Lo spinge delicatamente sul divano e gli abbassa i boxer neri di Armani, iniziando ad assaggiarlo come si fa con un gelato.

Marco non fa una bella figura. Vuoi per la situazione strana, oppure per la consapevolezza di aver pagato solo quarantacinque minuti, o per il trauma della cilena poco aggraziata. Il risultato, comunque, è che in meno di due minuti tutto finisce.

La cosa che lo colpisce, mentre si toglie impacciato il profilattico offerto dalla casa, è la sincera disperazione della ragazza.

– Mi spiacere – dice con occhi tristi. – ¿Cómo lo hacemos?

– Aspetta! Abbiamo tempo.

Si siedono insieme sul divanetto e parlano abbracciati. Lei è impaziente. Non capisce che lui si eccita fingendo di non essere lì e di non essere con una ragazza che ha pagato.

Poi comprende e inizia a parlargli della sua famiglia in Bolivia: tre fratelli e tre sorelle oltre lei che, a venticinque anni, è la più grande. L’Italia come sogno di una vita migliore, la difficoltà…

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