Testi

1. Mangi

2. Il circo dei Pagliacci

3. Reietto

4. I giorni ormai morti

MANGI

Mangi, mangi, mangi

Fino a scoppiare -  ma,

Continui a mangiare;

 

Anche dopo,

Pure quando

Il tuo flaccido intestino

E' sparso intorno.

 

La poltrona -  non

La molli proprio mai

(guai !)

Nessuna donna -  ha

Hai avuto tanto amore

Da te.

Dimmi come fai

A guardarti allo specchio,

Quando torni a casa;

Io non riuscirei:

Spiegamelo.

La poltrona -  non

La molli proprio mai

(guai !)

Nessuna donna -  ha

Hai avuto tanto amore

La calma è la virtù dei forti...

Non avere amor proprio

È quella dei potenti.

Come un buco nero

Come una calamita,

Divori e ingrassi,

Passi e ripassi.

Senza lasciare traccia

(Attila)

Non cresce più l'erba,

Dove sei stato tu.

La poltrona -  non

La molli proprio mai

(guai !)

Nessuna donna -  ha

Hai avuto tanto amore

La poltrona resta

Gli amici passano,

Un cambio di bandiera

E una pugnalata alle spalle.

In fondo si sa - che -

Come diceva quello lì,

"Parigi val bene una messa"

La poltrona -  non

La molli proprio mai

(guai !)

Nessuna donna -  ha

Hai avuto tanto amore

Il potere logora chi non ce l'ha

E' vero.

La tua vita è un grande banchetto

Dove hai messo la dignità?

Il segreto del tuo successo

- trasformista e clown -

E' la tua mancanza di rispetto,

PER TE STESSO

(Mangi, mangi, mangi)

Esplodi...

(Rinasci)

Come fai?

                                                                                                              [02.10.97]

 

IL CIRCO DEI PAGLIACCI

Il circo dei pagliacci

Troppi pugni,

E pochi abbracci:

Ride e piange

Non lo sai,

Il cerone, copre i guai

Il Pagliaccio !

 

Oh è falso,

Ma è bello

I bambini, con le mamme

Batti mani - ridi pure

I pagliacci!

 

Ogni dramma è falso

 

Ogni risata è

Programmata

Riflettori,

Dentro e fuori

False luci...

 

La sua anima,

Dov'è?

(ma c'è?)

Il circo dei pagliacci

Ha messo le tende,

Nel Palazzo.

Scannarsi per un niente

Amarsi poi odiarsi;

 

Le promesse,

mai attese:

Disattese!

 

Il circo dei pagliacci

E' montato nel Palazzo oh,

Tra...

Corridoi di potere

Segreterie

Di segreti...

 

Tendone in  montato in piazza

Che non si smonta mai;

Chi è fuori è fuori,

Chi è dentro è dentro.

E' un antico gioco.

 

Il circo non finisce,

Tutti seduti !

In poltrona a recitare

La parte dei Signori...

Tanti pagliacci,

Ridono come matti.

 

 [02.10.97]

 

REIETTO

Non merito il tuo rispetto,

Perchè sono un reietto

Tu non mi puoi certo stare

Ferma a guardare.

 

Ma quel mestiere

Anche lui è reietto,

Tu non lo vuoi fare

Non ti puoi sporcare

Vuoi che lo faccia io,

Che non son figlio di Dio.

 

Sono disoccupato

Sarò pure diverso,

Per come mi vesto

O per come la penso;

Tu lo hai sentenziato

Ormai Sono perso

Vengo da un altro Pianeta

Sono soltanto un'ospite

Merito si compassione

Da questo baraccone

Che chiami mondo civile...

 

Colpiscimi col bastone

Farmi pur fare la fame,

Ma non trattarmi da cane:

Ho una dignità anch'io

Non sono un'animale

Nemmeno inferiore

(Né superiore)

 

Sono solo un uomo,

Anche se diverso

Lo sono lo stesso.

 

Ma ricordati sempre:

La vita è un disco,

Che gira e

A cui non importa

Chi siamo noi

Così (prima o poi)

Potresti esserci tu

Al posto di questo reietto (2 volte)

Te lo vorrei augurare

Ma rimango a pensare:

Sono un reietto

Non un animale.

                                                                                                              [24.09.97]

 

I GIORNI ORMAI MORTI.

Accadeva tanto tempo fa.

Tutto era perfetto,

Racchiuso in un ovattato involucro d’affetto.

I pericoli erano concetti lontani,

La tristezza abitava altrove,

Cos’erano gli insuccessi?

 

Quelli sono giorni ormai morti,

Dimenticati ed imputriditi,

Tristi vestigia del tempo

Che più non esiste ma che ancora

Allunga dita brumose per tormentare la stanca memoria.

 

Caldo nido protetto dal mondo.

Figura dolce ed esile,

Dea Bianca, bambina ed adulta insieme.

Ultima fortezza contro il mondo,

Fiore d’amare e capace di amare.

 

Quelli sono giorni ormai morti,

Dimenticati ed imputriditi,

Tristi vestigia del tempo

Che più non esiste ma che ancora

Allunga dita brumose per tormentare la stanca memoria.

 

La falce si è abbattuta sul tuo stelo in fiore,

I petali si sono dispersi al vento,

La fortezza è crollata, con un tonfo sordo.

Sono stato scagliato in mezzo alle onde,

Mi ha scottato la luce del mondo...

 

Quelli sono giorni ormai morti,

Dimenticati ed imputriditi,

Tristi vestigia del tempo

Che più non esiste ma che ancora

Allunga dita brumose per tormentare la stanca memoria

 

Ciò che mi tiene in piedi è la speranza,

Di poter un giorno rientrare nel nido,

Nel porto protetto ritrovare il mio fiore,

La mia fortezza,

Poco mi importa che la Falce debba tagliare il mio stelo,

Per poterti rivedere qualsiasi prezzo è lecito.

[3/1/97]